Asuba de su serbatoiu - Sul serbatoio

Le immagini sono riprese da un treno in movimento, si vede la campagna. Il timer è sempre presente in basso a destra. Una didascalia informa che ci si trova a Villacidro (CA) nel luglio del 2000. Operai, a volto coperto, occupano un serbatoio di carburante della Scaini, sono inquadrate alcune bandiere sindacali. Spiegano le ragioni del gesto estremo. Le riprese si spostano poi all’interno della fabbrica, si percepisce il silenzio, i macchinari inquadrati sono immobili, qualcuno li tocca. Il film prosegue con le dichiarazioni degli operai, che delineano il quadro della realtà operaia della zona, in alcuni casi il parlato è in sardo. La Scaini produceva batterie per automobili, 1600 ogni otto ore su ciascuna linea, 650 mila esportate in Germania, dove erano considerate le seconde per qualità. Gli operai preparano una trasferta a Roma, per portare la protesta nel cuore dell’azienda. Ricordano la simbolica “marcia su Cagliari”, 50 km a piedi, ricevuti in pompa magna dalle istituzioni, e poi dimenticati. Lamentano la vendita dell’80 per cento della fabbrica alla società svizzera Zaccarias. In assemblea, gli operai preparano la trasferta romana. Alle scende di fabbrica, in assemblea o in auto, si alternano quelle girate sul serbatoio. Di notte, un operaio suona la chitarra, l’indomani le immagini mostrano alcuni occupanti che giocano a morra, e scene quotidiane: la pulizia del serbatoio, bagnato con pompe. Durante l’omelia il prete si dimostra solidale con gli operai, la messa si svolge in uno dei locali della fabbrica. Di sera, gli operai guardano, da un vecchio televisore in bianco e nero, le immagini dell’incontro di boxe Tyson-Lewis, mentre il vento spazza la cima del serbatoio. L’indomani, le riprese mostrano i saluti di chi parte a chi resta. Durante il viaggio in treno, un operaio racconta la vita sacrificata del padre, minatore, ma anche le feste a Montevecchio il giorno dello stipendio, quando c’erano oltre 5000 lavoratori. La Scaini adopera anche minatori in esubero anche se, dice l’operaio, alcuni non accettano il posto per non togliere il lavoro a chi è disoccupato. Gli operai si imbarcano sulla Tirrenia, arrivano a Roma, srotolano i loro striscioni fuori dell’AGIP, alla presenza di una delegazione di politici locali tra i quali si riconoscono alcuni consiglieri regionali e il sindaco di Villacidro. Alcuni momenti di tensione sono causati dal rifiuto di far accedere le telecamere all’interno degli edifici, ma soprattutto dalla pretesa dell’AGIP di ammettere all’incontro i soli politici e non i sindacalisti. Tra gli intervistati, Oliviero Diliberto e alcuni esponenti dei DS. Un operaio, al telefono coi colleghi di Villacidro, esprime cauto ottimismo, si prevedono incontri con vari ministri, con Luciano Violante. Le immagini si spostano sul serbatoio, dove un operaio esasperato minaccia di farla finita, i suoi colleghi lo disarmano con la forza. Un’intervista con uno dei massimi dirigenti dell’AGIP delinea in modo chiaro le nuove strategie del lavoro, “il concetto del padrone non c’è più”, dice, “c’è il concetto del funzionario, del manager, sfuma il concetto del padrone nell’industria”. Gli operai pretendono risposte, garanzia, serietà. Dormono per strada, fumano, i poliziotti bloccano un operaio, ma blandamente, inquadrati dalle telecamere. Verso la fine del filmato, una canzone in sardo, sottotitolata in italiano. In conclusione, la didascalia: “Il 26 settembre 2000 i 152 lavoratori della Nuova Scaini di Villacidro sono stati licenziati”.

Iniziativa a cura del Centro di Servizi Culturali SocietÓ Umanitaria - Cineteca Sarda