La Viticoltura sarda degli anni '70

L'immagine d'apertura del documentario è dedicata alla Penisola del Sinis. Subito dopo ha inizio il commento della voce fuori campo. In Sardegna, essa dice, le terre coltivabili sono caratterizzate dalla sintesi dei più differenti aspetti geologici. La coltura della vite è favorita dalla presenza di un clima dotato di un notevole livello d'insolazione e dalle favorevoli condizioni del terreno. La produzione enologica è divenuta una voce importante dell'economia isolana, come testimonia il poster pubblicizzante la VII Mostra Campionaria dei vini sardi. Tuttavia, in Sardegna, la storia della vite ha origini lontane. I fenici, presenti nell'isola tra il VII e il VI sec. a.C., adoravano il dio Bacco e hanno lasciato a Tharros reperti attestanti un certo interesse per la coltivazione dei vigneti. Nella zona intorno al fiume Tirso, i terreni coltivati a vernaccia sono un bene prezioso. Le sequenze mostrano la vendemmia. I grappoli d'uva, una volta tagliati, vengono messi dentro un sacco e pestati con i piedi dentro un vascone di pietra. In passato, afferma la voce fuori campo, il possesso della vigna indicava un notevole grado di benessere. Nell'isola però, la vecchia viticoltura aveva dei limiti, derivanti da tecniche di sfruttamento irrazionali. Gli operatori sardi hanno quindi dato vita ad una nuova coltivazione della vite, capace di soddisfacenti risultati economici. Nella rosa dei vini isolani spiccano quelli facenti parte del patrimonio nazionale, tra i quali la vernaccia, il cannonau e il vermentino. La Regione Sardegna interviene a sostegno della coltivazione della vite attraverso la concessione di finanziamenti per la costruzione, l'ammodernamento e l'ampliamento di cantine sociali. Anche i nuovi impianti sono finanziati dall'Amministrazione Regionale. Lo studio delle più aggiornate tecniche di coltivazione viene inoltre messo in atto da un Consorzio per la Frutticoltura. La superficie vitata dell'isola è stimabile intorno ai 70.000 ettari. La coltivazione dei vigneti si estende soprattutto nelle pianure dotate di nuovi sistemi irrigui. Fino a poco tempo fa, esse erano utilizzate per la cerealicoltura e il pascolo. L'organizzazione delle vigne con i sistemi a spalliera o a tendone permette oggi una produzione maggiore rispetto a quella del più comune alberello. Le cantine sociali si orientano verso una produzione vinaria con caratteristiche costanti. Vivai attrezzati, inoltre, si occupano della produzione di barbatelle esenti da virosi. La loro piantagione, avviene dopo aver preparato le talee, riunite in mazzi, conservate e condotte alla disinfezione. Il barbatellaio si coltiva da marzo a dicembre. Tutte le operazioni sono eseguite seguendo le più aggiornate tecniche di coltivazione. Oltre ciò, la coltura di vigneti sperimentali permette lo studio della produzione di vini da pasto e da dessert. Tra le nuove tecniche vi è l'introduzione della vendemmiatrice meccanica. La prospettiva del futuro è la nobilitazione della produzione vinaria dell'isola. L'inquadratura del dipinto che fa da sfondo alla VII Mostra Concorso Annuale di Vini, tenuta ad Oristano nel 1974, chiude il film.

Iniziativa a cura del Centro di Servizi Culturali SocietÓ Umanitaria - Cineteca Sarda