Desulo

Desulo è un paese quasi fermo nel tempo. Ce lo presenta una panoramica in campo lungo che da destra verso sinistra scorre sulle case e sui monti. La voce over informa sul paese e supporta le inquadrature: la campagna con la raccolta delle castagne, il legnatico, la lavorazione del legno ancora manuale. Sono immagini di un'economia agricola, sottolinea il commento, avara e stentata. La maggior parte della popolazione maschile si dedica alla pastorizia, è quindi costretta, per le particolari condizioni climatiche, a trascorrere otto mesi su dodici lontano da casa, nel Campidano. Questo fatto comporta che per la maggior parte dell'anno il "villaggio" sia abitato quasi esclusivamente da donne. È su di loro che si regge la vita quotidiana ed economica del paese, e sono sempre loro che custodiscono i valori della comunità. Non solo la casa è nelle loro mani ma anche aspetti della realtà produttiva, fra questi la tessitura e la lavorazione dell'orbace con la preparazione collettiva dell'ordito che sembra quasi un ballo. Ma se è vero che Desulo è un paese isolato - simbolicamente solo una strada che non procede oltre lo collega con gli altri centri abitati - qualcosa appare a indicare una condizione di transizione. Il postale e qualche auto consentono la moltiplicazione dei contatti, ma soprattutto la nuova strada in fase di costruzione sembra poter aprire nuove prospettive di sviluppo sociale ed economico che saprà dare risposte al forte desiderio di innovazione degli abitanti di Desulo.

Iniziativa a cura del Centro di Servizi Culturali SocietÓ Umanitaria - Cineteca Sarda